|
|
![]() | Il primo frutto del contratto firmato dai future-pop gods norvegesi Icon Of Coil con la Out Of Line prende forma nel debut di Combichrist, progetto solista di Andy La Plegua, frontman appunto di IOC.
|
| Con questo progetto Andy si propone di creare canzoni ballabili con forti connotazioni industriali, ed in anni nei quali dell’etichetta ‘industrial’ si abusa troppo facilmente, si può dire che l’intento sia riuscito: un lavoro ben costruito su basi fatte di ritmi distorti e danceable, bassline incalzanti, campionamenti vocali e synth oscuri, che convince in virtù del fatto che nessuno ha mai anteposto pretese da ‘rivoluzione artistica’. E d’altronde lo dice chiaramente Andy stesso nell’opener “Intruder Alert”: “this is not for the fans, I only came to make some noise, I only came to dance!”, e da simili premesse nascono song ballabili e distorte quali “Joy To The World”, “Winteryear”, “The Line To The Dead” e “Human Error”, semplici finché si vuole e non certo ‘nuove’, ma pur sempre efficaci come un pugno nello stomaco. Andy non è qui per rivaleggiare coi ‘filosofi del rumore’ di casa Ant-Zen o Hands, bensì per mostrare un lato differente della sua visione musicale, e lo fa mettendo a segno anche taluni bei colpi, come la rumorosa e dura “Play Dead”, l’oscura “Turmoil”, la progressiva, multiforme e distruttiva “Vater Unser”, la devastante “Bulletfuck” e l’oscuro electro-hit “God Wrapped In Plastic”. Un disco sufficientemente vario ed efficace, capace di regalare momenti decisamente appetibili e di incendiare i dancefloor con il suo impeto industriale: non un ‘must’, intendiamoci, ma ce n’è comunque abbastanza per consigliare almeno un ascolto ai maniaci del ‘rumore’. | ||