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![]() | Qui Converter ritorna alle radici della musica industriale con un profondo, statico-riempito, stridente e bestiale di un album. La descrizione dell'etichetta lo confronta a Leichenshrei degli SPK e (per una volta) sono assolutamente nel giusto: 'Exit Ritual' è in gran parte un ritorno alle origini delle sonorità industriali. Quindi, l'ultimo opus dei Converter rappresenta, infine, un'occasione per tutti voi ragazzini rivet, con capelli rasta e con l’abitudine di masterizzare mp3 [1] di fare esperienza con che cosa un vero e fottuto release industriale deve essere.
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| In ogni caso, il confronto con Leichenshrei o con Information Overload Unity ci dice soltanto una piccola parte della storia. Con questo release, Sturgis continua a mostrare la sua abilità soprannaturale con le ritmiche, attraverso irresistibili pulsazioni di palpitante elettricità statica, di sincopati suoni metallici e di intermittenti gridi di orrore che con forza costringono l'ascoltatore al movimento. Un nuovo, atmosferico Converter comincia anche a delinearsi, particolarmente sulle ultime tracce, dove combina assieme turbinanti disturbi atmosferici con più sottili e ritualistici stili ritmici.
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| In mia opinione, l'ultimo release dei Converter, “Blast Fornace” difettava della consistenza e del potere di “Shock Front”. “Exit Ritual”, d'altra parte, è una uscita estremamente potente e coesiva e, come tale, si confronta molto favorevolmente con il suo predecessore. Non ero affatto convinto che questo artista avrebbe potuto creare ancora qualcosa con una profondità ed un potere tali da rivaleggiare con “Shock Front” o “Cold”, ma certamente lo ha fatto con questa sua ultima uscita. “Exit Ritual” non sta aprendo alcuna nuova frontiera musicale, è semplicemente un eccezionale ed immensamente divertente release industriale, nel senso più vero della parola. Ascolto essenziale. [ 1 ] Secondo quello che ho letto, durante il suo ultimo tour, all'artista è stato chiesto di autografare più copie masterizzate dei suoi CDs che di quelle pubblicate. Ma cos’è che non va con voi, gente? | ||
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![]() | Dalle ‘catene di montaggio’ Ant-Zen esce il 163esimo atto prodotto dalla label, nonché terzo full-length per questo quotato artista Americano che rappresenta una delle punte di diamante dell’etichetta stessa. Ennesima marachella della [formichina]… e come di consueto, non si tratta esattamente di ‘miele’. |
| Abbiamo avuto modo di soffermarci su di un lavoro squisitamente ricco di tutte le variopinte sfumature della ruggine: l’opera esplora, infatti, ogni settore della ‘metallurgia’ e si manifesta attraverso tre differenti tipologie stilistiche, con ulteriori soluzioni intermedie e variazioni sul tema.
Assai in risalto appare, paranoico ed ossessivo, l’elemento power-noise, caro a molti artisti Ant-Zen e diventato prerogativa dell’etichetta; ad esso si affiancano episodi di genuino ritualismo industriale e sessioni dark ambient che tralasciano sovente la rarefazione tipica del filone, a favore di una ‘direct’ più presente e di riverberi metallici. Traspaiono inoltre avanguardismo ed un maturo senso della misura che, difficilmente riscontrabile in questo ambito, conferisce al lavoro fluidità e coinvolgimento, nonostante una durata apparentemente terrificante. Pregevole e particolarmente espressivo, inoltre, il lay-out, che attribuisce ad ogni brano una specifica immagine e che, nella sua fedeltà industriale, ricorda le recenti scelte grafiche di Sophia e Mlada Fronta. Questo ‘rituale d’uscita’, per figurato paradosso, proietta l’Io all’interno di una sotterranea culla di lamiere, dove poter riflettere la sporcizia del mondo e liberarsi dai propri fantasmi interiori attraverso un atto di sublime catarsi. | ||
| Tracklist 1. Dronr(itual) 2. Bloodsex 3. Nightmare machine 4. Cloud eye 5. In ruins... 6. Order / Creature 7. Gateway rite 8. Soulstealer 9. Night swallows day 10. Fallen |