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Una certa attesa per la seconda opera del progetto del corpulento (tra i più grassi mai visti!) Jasyn Bangert era legittima, dopo le buone premesse del debut “Artificial” e del recente EP “Perception”.
Il musicista di Orlando (Florida) non fallisce il traguardo della crescita artistica rispetto al succitato debut, ma la sensazione è che l’olimpo dell’EBM sia ancora lontano: “Empath” è sì un compatto e robusto album di EBM cattiva e ben calibrata, ma è anche vero che di brani realmente memorabili non si trova traccia… | ![]() |
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| Intendiamoci: Jasyn mostra sagacia sia coi suoi cantati taglienti e distorti, sia in qualità di orchestratore delle trame elettroniche di GM, ma spesso fare le cose con tutti i crismi del caso non coincide con la creazione di un grande disco (ottima eccezione, in tal senso, sono i Michigan dello splendido debut “Graceful And In Sin”)… Voce tagliente, beat incisivi, synth belli freddi, qualche inserto di voce femminile a stemperare il tutto, ma in definitiva l’album non decolla né con la rabbia (troppo controllate le elucubrazioni sonore di Jasyn), né con ‘hit’ memorabili (pecca grave per dischi come questo), e la scarsa varietà del songwriting pesa come un macigno sul risultato finale. “Empath” troverà comunque estimatori, poiché si tratta pur sempre di EBM ben fatta, ma Mr. Bangert può e deve ambire a ben altre vette artistiche: sufficiente, ma non vi saranno appelli… | ||
![]() | Ultimamente ho preso l’abitudine di vedere riflessi gli eventi dell’11 Settembre in tutto ciò che viene creato dagli artisti degli Stati Uniti. In parte si è trasformato in un evento - archetipo per loro ed ha riadattato la maniera in cui la pensano e come il mondo la pensa di loro, maniera che finisce per incastonarsi nella nuova musica, persino quella che si trascina dietro un morbido messaggio socio-politico. La reazione degli Stati Uniti all'evento, intensificando tutto ciò che lo ha causato in prima istanza e usandolo come una pura giustificazione per rendere manifesti i programmi di dominio globale, ora sembra venire riflessa dal lavoro degli artisti Americani, anche se questi non sono intenti a parlarne specificatamente. | |
| L'identità degli Stati Uniti è ora intrecciata assieme a quel evento, cosa che rende assai difficile il fuoriuscirne, anche se il desiderio del singolo dovesse essere quello. Quando lottano per venire a confronto con se stessi, il loro dolore, le loro lotte e l'ipocrisia del mondo, una più grande metafora sull’11 Settembre può essere formulata. Il nuovo God Module è un buon esempio di tutto questo. Quando parlano dei “loro" o di "noi", è facile riempire gli spazi bianchi di varie interpretazioni di chi quella gente potrebbe essere, se il loro proprio governo, la gente o il nemico percepito del loro governo. Ma allora, ancora, secondo il detto, a volte un sigaro è un sigaro e nessuna metafora più grande esiste. Il dolore potrebbe essere personale fra due persone o potrebbe essere dolore ad un livello solitario. Sono sufficientemente ambigui nelle loro liriche da permettere queste diverse interpretazioni. Le liriche dei God Module hanno una definita tendenza verso un più scuro senso di ricerca, poiché sembrano difettare di conclusioni definite, aperte quanto la società che li circonda. La musica dei God Module è la continuazione delle sonorità del primo album, EBM realmente di alta qualità che soddisfa bene il genere. Tutto questo realizzato con un metodo ragionevolmente classico, con BPM che variano in maniera minimale e con una certa presenza sia di materiale ‘down tempo’ che di altro ad alta energia per il dance floor. C’è poca reale sperimentazione qui, si tende piuttosto a focalizzare su battute attraenti e aggressive voci distorte. I fans delle sonorità del primo album non verranno dispiaciuti. | ||