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FRONT 242 . Pulse CD (Metropolis Records)


Recensione # 2

Il 2003 verrà ricordato non solo per l’epocale ritorno della leggenda DAF, ma anche per la riemersione dalle ceneri di quella che fu, appunto assieme ai DAF, la band fondamentale per la nascita di quello stile che fu poi nominato EBM: i Front 242.
Se durante gli ultimi 10 anni la band di Patrick Codenys (del ’93 l’ultimo vero full lenght “05:22:09:12 Off”) ha dato alle stampe solo maxi-single, live o box limitati, il recente mini “Still & Raw” ha funto da antipasto al vero e proprio ritorno discografico. “Pulse” riparte da dove la band si era fermata, allontanandosi dagli esperimenti temporanei e moderni dei suoi creatori (Male Or Female).


Il trio Codenys/Bressanutti/De Meyer riporta in auge quella ricercatezza electro sintetica lontana dalle leggerezze commerciali moderne, confezionando un lungo e impegnativo lavoro, per nulla anacronistico, ma riflessivo verso il passato.

La prima suite a 5 pezzi di “Seq666” non lascia spazio all’orecchiabilità: i lenti suoni dei macchinari fungono da entrata al lavoro, ed evolvono una potenza fredda e immobilizzata, che riesce a trovare lieve espressione in “Togheter”. Se “Triple X Girlfriend” (il sogno di qualunque uomo?) più che fungere da single segue le medesime coordinate lisergiche e vagamente industriali, non sono da meno le seguenti “No More No More” e “Beyond The Scale Of Comprension”, veri e proprio dipinti elettronici, in cui le vocals affogano tra i filtri ‘in-umani’, per tappeti sonori mai prossimi alle emozioni.

Ecco poi altre mini-suite (“Song”, “One”, “Matrix”) che continuano a lunga misura le atmosfere post-industrial dell’album, fino a raggiungere un certo apice sonoro con “”Pan Dhe Mihk”, più movimentato, più pulsante, ma sempre lontano dal dancefloor commerciale.


“Pulse” è ovviamente un disco difficile e complesso, ma erudito e di caratura superiore, impossibile per buona parte dell’audiance moderna, quanto allo stesso tempo affascinante e importante. Anche se i tempi sono cambiati per l’electro, volenti o nolenti, i Front 242 spiccheranno sempre tra i precursori dei synth e dei macchinari degli ultimi 20 anni.
Recensione di Rob Reverence . Per gentile concessione di Rock Hard



Recensione # 1

Ritengo ci siano almeno 3 categorie all’interno delle quali dovrebbe essere giudicato Pulse, la prima uscita dei Front 242 in sei anni. Le categorie sono: possibilità per il dance floor, la musica nell'insieme e come questa abbia un effetto sulla leggenda che sono i Front 242.

Per quanto riguarda le possibilità per il dance floor, questo non va ad essere il top dance club album dell’anno. Vi sono alcune buone tracce in esso e se qualcuna di queste si trasformerà in un inno da dance club, qualcosa di cui dubito, ciò sarà dovuto al logo Front 242 che si portano dietro. Ma non sono sicuro che questo album sia stato progettato per la scena gotica / industriale da club, che è governata, al momento, da sonorità EBM (ironicamente, un genere creato dai Front 242)
La musica di Pulse, considerata per intero, è eccellente. Basata fortemente su un sentire techno, si ramifica al fuori di esso e finisce per incorporare altro tipo di sonorità, indicando che dopo tutti questi anni, succhi creativi ancora circolano nel cuore dei Front 242.

C’è un evidente senso di 242 nel suono, ma tuttavia il suono si è sviluppato ed è maturato con il tempo. Saprà farsi prendere da questo album chi ama i Front 242? Come farà Pulse a reggersi in piedi di fronte alla musica del passato? Penso che sia capace di reggersi in piedi piuttosto bene. E penso che la gente sarà generalmente soddisfatta.

In generale, Pulse si rivela come un pezzo ben prodotto e creativo, separandosi dall'idea 'di standard EBM'. Sarà un album il cui valore aumenterà con ciascun ascolto. Non un classico, ma piuttosto una grande rinascita.
Recensione di Squid . Per gentile concessione del Toronto Industrial Kollective