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ICON OF COIL
Machines Are Us CD
(Metropolis Records / Out of Line)

24 Aprile 2004




Sono passati 2 anni dal successo travolgente di “The Soul Is In The Software”, e finalmente il trio norvegese è pronto a concedere il bis con l’attesissimo follow-up. Era legittimo aspettarsi che questa terza prova avrebbe coinciso col fatidico disco della maturità, e l’aspettativa è stata ampiamente ripagata con un lavoro che ci riconsegna gli IOC in piena forma, forti di nuovo vigore e di un songwriting più completo.
Sarebbe stato facile per la premiata ditta Komor/LaPlegua riproporre un disco sulla falsariga dell’illustre predecessore, ma i nostri hanno preferito mostrare al pubblico di cosa siano effettivamente capaci, mettendo non solo molta carne al fuoco, ma puntando anche su di una varietà compositiva in grado di creare un abisso tra la loro maestria e la ‘manovalanza’ di rincalzi pur noti come Colony 5, Neuroticfish etc…

Ovviamente il nuovo album vive principalmente di momenti ballabili e travolgenti quali l’aggressiva “Remove/Replace”, l’oscura e velenosa “Mono: Overload”, la groovy ed incisiva “Transfer: Complete” ed il già noto singolo “Android”, nonché di autentici esempi di perfezione future-pop quali “Existence In Progress” e “Dead Enough For Life” (vicina agli ultimi Apoptygma), ma emergono nette talune nuove intriganti influenze in brani come “Consumer” (techno-trance che sposa l’eurodance più accattivante), “Shelter” (a tratti quasi house) e “Pursuit” (una nervosa scheggia techno-trance).




Nella ricerca di una maggiore varietà emergono anche gustosi momenti synthpop quali “Faith: Not Important” (la risposta a “Bullet” dei Covenant?) e la suadente “Sleep: Less”, utili a mostrare una volta in più la versatilità di un disco realmente completo, nell’arco del quale anche Andy palesa una netta crescita a livello vocale.

Certo, le prerogative cardine del suono IOC restano il groove, le bassline incalzanti, i ritmi trascinanti e le travolgenti melodie di tastiera, ma la band scandinava ha nuovamente dimostrato di possedere quel quid in più che la eleva ai massimi livelli in ambito future-pop. IOC si conferma come uno dei nomi imprescindibili dell’elettronica indipendente del terzo millennio.


Recensione di Rob Filippozzi
Per gentile concessione di Rock Hard

Tracklist

1. Comment v. 2.0
2. Remove / Replace
3. Consumer
4. Shelter
5. Mono: Overload?
6. Existence in Progress
7. Faith: Not Important
8. Transfer: Complete
9. Dead Enough for Life
10. Wiretrip
11. Android
12. Sleep:Less
13. Pursuit
14. Release the Frequency / Afterwords

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