![]() | La grandezza del debut “Innuendo” (2002) non fu compresa: il trio svedese aveva gettato le basi per qualcosa di diverso dal resto della scena elettronica, e lo aveva fatto attraverso idee, concettualità e forza decisamente non comuni. |
| Un gruppo capace di andare ben oltre la facile creazione di ‘club-hits’ a suon di preset e di creare un suono concreto, ricercato, vivo, al punto di assumere connotati organici pur nella gelida freddezza imposta dal glaciale stratificarsi delle macchine. Un concept di base che si evolve in un nuovo, raggelante capitolo di una vicenda che con “Innuendo” vedeva la creazione di un clone umano, mentre con “Imago” vede il feto uscire dalla propria incubatrice per confrontarsi con la nostra realtà. Come nel più cupo incubo cinematografico (impossibile non pensare ad “Alien 4 – La Clonazione”), parole e suoni di “Imago” (nonché l’inquietante artwork curato dal celebre Dave McKean) ci catapulteranno nella mente del clone, mostrandoci coi suoi stessi occhi gli aspetti più terrificanti di una delle molte, troppe vicende che l’insensato lifestyle tele-indotto ci porta a valutare con inqualificabile superficialità… |
| Un tema affrontato in maniera decisa dai tre scandinavi, che si lasciano ispirare da esso per fare della propria arte uno strumento di riflessione, sganciandosi completamente dalla logica consumistica che guida la musica dei nostri tempi. Un suono capace di partire da un sostrato di muscolare EBM per aprirsi ad un’infinità di soluzioni, brutale e devastante nella sua severa corazza industriale, disperato e rabbioso nella sua esplicazione vocale, gelido e terrificante nel suo immaginario di ricerca della verità. | ![]() |
| È sufficiente sottomettersi all’immane possanza dell’iniziale “Master” (primo singolo estratto) per comprendere come questo viaggio non sarà una gita di piacere, bensì un calvario di dolore, rabbia, impotenza, paura, odio, desolazione, morte… No, qui non c’è spazio per le ammiccanti ‘hit’ che amate ballare nel vostro club preferito: qui c’è solo verità, di quella che fa male e dalla quale ci siamo nascosti per troppo tempo, sbattutaci in faccia in maniera tanto cruda quanto efficace. I Front Line Assembly annunciano la chiusura dei battenti, gli Skinny Puppy non sono più esattamente quelli di una volta: ora è il momento degli Interlace, il trono dell’elettronica di ‘altro livello’ spetta loro di diritto. Raggruppare su un CD una dozzina di canzoni non dà diritto automaticamente a considerarsi degli artisti: gli Interlace lo hanno sempre saputo, e voi?
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Per gentile concessione di Rock Hard | ||
1. Master 2. Sleep on Stones 3. Conformity 4. Elohim 5. Eclosion 6. Crystalline Hush 7. Track Two 8. Veneer 9. Diapause 10. Pandora 11. In the Walls 12. Quintillion 13. Candle Burns Blue 14. Molt |