![]() | Come preannunciato lo scorso mese dall’EP “Suicide Bombers”, la storica creatura di Claus Larsen torna in grande stile con l’atteso nuovo album, mastodontica opera che rasenta i 140 minuti in questa versione doppia ed è disponibile persino in edizione tripla (col bonus-CD “Æftershock”). |
| Se l’EP apripista aveva evidenziato un buono stato di forma per questo longevo artista danese (tra i nomi di punta dell’EBM europea degli anni ’90), l’album finirà verosimilmente per dividere la critica: avremo chi dirà che le cose migliori Claus le abbia già dette nella scorsa decade, chi riterrà troppo ‘morbido’ il nuovo corso di LS e chi, invece, apprezzerà gli sforzi intrapresi da Mr. Larsen nel tentativo di non dare vita a ritorni inutili come quello degli Orange Sector. |
| La verità è che il sound odierno di LS non ha preso eccessive distanze da quella scuola EBM che ha contribuito a plasmare: Claus ha preferito utilizzare ritmi e melodie per delineare scenari cupi e inquietanti, sofferti ed apocalittici (cosa non nuova per chi conosce la discografia di LS), concedendo poco spazio alle rasoiate tutte muscoli e ritmo che oggi appaiono alla portata di troppi. | ![]() |
| A ben pensarci, 24 canzoni sono davvero tante: qualcuna l’abbiamo già sentita sul precedente EP, poi c’è la versione 2006 di “Carry Me” (singolo del 2000) e via via tutti i restati brani, e la cosa positiva è che il disco scorre piuttosto bene. I meriti sono da attribuire ad un songwriting vario e ulteriormente maturato: Claus ha capito che non è obbligatorio ricorrere alle solite bassline muscolari (che comunque non sono certo sparite) ed ai classici beat incalzanti per destare l’attenzione su tutte quelle questioni sociopolitiche di cui ama parlare. “ATD” è un lavoro dai suoni rifiniti e dalle atmosfere oscure, carico di pathos (basti ascoltare le lunghe tracce strumentali poste in chiusura dei 2 dischetti) e ricco di sfaccettature: non avrà l’immediatezza e la ferocia dei vecchi classici, ma è il tipico disco che può crescere dentro dopo ogni ascolto. Poco spazio per facili soluzioni da club e tanta voglia di ampliare gli orizzonti: prendere o lasciare! Per gentile concessione del Rock Hard Magazine |
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