![]() | Un titolo profetico per il quarto album del duo spagnolo, che ci appare effettivamente rinato dopo una lunga serie di prove non esaltanti, protrattasi dagli esordi (1992) sino al precedente “Revenge”. |
| Ed è curioso notare come, in quello che è forse il momento di maggior crisi del pur giovane settore future-pop, sia proprio un nome come CK, che in passato aveva rivestito un ruolo secondario, a dare nuova linfa a questa bistrattata diramazione elettronica, pur senza innovare o stupire. È una formula semplice ma efficace quella del duo: ritmi trascinanti e solidi, tastiere melodiche efficaci ed una voce finalmente all’altezza della situazione, capace di regalare emozioni e tanti bei refrain. In buona sostanza, i CK hanno fatto il definitivo salto di qualità: brani energici e possenti come l’opener “Distress Call”, “Wonder”, “The Analyst”, “The Only One”, “Fading Away” e “Time Wave” coniugano molto bene melodie accattivanti ed un impatto pressoché immediato, rivelandosi potenzialmente ottimi per i club grazie alla cura negli arrangiamenti e ad un suono ottimale. Bene anche quando i bpm vengono sensibilmente smorzati, come nel caso dell’intensa “Coma” e di “New Born Mind”, che rivela influenze molto interessanti. Pochi i momenti di stanca, che infine si riducono alla monotona “The Last Believer” ed a tre altri episodi troppo ‘easy’ e non impeccabili come il restante materiale, ma è poca cosa se paragonata alla crescita del duo. Un sound ballabile e oscuro, con un retrogusto alla Depeche Mode (quelli degli anni ’80) ed un piglio dinamico che ne esalta la scorrevolezza: il disco può dirsi riuscito, e ci auguriamo che i CK riescano a portare anche sui palchi l’energia che hanno convogliato in questa valida release.
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Per gentile concessione di Rock Hard | ||
1. Distress Call 2. Wonder 3. The Analyst 4. The Only One 5. Coma 6. Fading Away 7. The Last Believer 8. Time Wave 9. Glimpse 10. New Born Mind 11. Engel 12. A Few Words |