![]() | Alla voce Flesh Field,un colpevole spazio vuoto appare nella mia collezione discografica in corrispondenza del secondo full length della band dell'Ohio,"Belief Control", a decretare l'impossibilità del sottoscritto di effettuare qualsiasi paragone tra il fiammante "Strain" e il suo predecessore datato 2002; |
| l'impossibilità cioè, di stabilire se il mezzo abisso che separa il più recente lavoro dal debutto "Viral Extinction" sia conseguenza di un processo graduale, o piuttosto frutto di un impetuoso tumulto creativo (in quest'ottica, essendo basato sul concept di remix album, nemmeno l'ep "Redemption" può essere di maggior aiuto). La musica proposta dal duo Ian Ross -Wendy Yanko (quest'ultima subentrata alla dimissionaria Rian Miller), considerata globalmente, rimane una ruvida, irruenta forma d'espressione, che tuttavia, se rapportata al vecchio materiale, appare più elaborata, completa, quasi "raffinata" (virgolette d'obbligo) in tutte le sue componenti. Laddove "Viral Extinction" lasciava stupiti per la qualità della rabbia electro trasudante dai propri microsolchi, risultando però un pò appesantito da un legame a volte ancora troppo stretto al vecchio beat stomp-stomp ebm (il da cui distacco era invece, per molti, ormai entrato nella sua fase di irreversibilità), "Strain" si presenta migliorato in tutto quanto c'era da aggiornare; e non mi riferisco tanto alla produzione, di gran lunga più efficace e pulita, che potrebbe, e sottolineo potrebbe, rappresentare un risultato ritenuto scontato per una band ben rodata, quanto al songwriting divenuto molto più corposo e alla notevolissima qualità degli arrangiamenti. |
| Questi ultimi (azzeccatissimo l'inserimento di parti sinfonico/orchestrali a spezzare l'andamento aggressivo dei brani), di pari passo con la devastante evoluzione percussiva, contraddistinta da un drumming dinamico e complesso, con pause, cambi di tempo e di timbro all'interno di uno stesso pezzo, hanno infatti consentito allo standard qualitativo di schizzare verso l'alto. Tutto ciò comunque, senza sottovalutare l'importanza di un'altra, forse ancor più inattesa novità, che ha avuto il merito di aprire una pletora di nuovi sbocchi stilistici per il sodalizio Ross-Yanko: l'apparizione cioè,di quelle (a volte ben mirate) intrusioni chitarristiche che, se da un lato allontanano il duo da un sound totalmente sintetico, dall'altro, in modo del tutto convincente, lo avvicinano alla tipologia dell'american industrial pur rimanendo riconoscibilmente Flesh Field. | ![]() |
| Se quanto detto non fosse ben chiaro, illuminante potrebbe essere l'ascolto della traccia 4, "The Eucharist", dove in seguito ad una prima parte un pò spiazzante al primo approccio, molto lenta e soft, il brano repentinamente cambia pelle, finendo per ricordare da vicino certe cose di Nine Inch Nails. L'uplift sonoro non ha trascurato nemmeno le vocals, ora decisamente più comprensibili, poichè sgravate di almeno un paio di tonnellate di fx: soprattutto le parti femminili, pur mantenendo un'indole aggressiva,appaiono più artistiche che in passato. La sensazione insomma, è quella di trovarsi davanti ad un artista, Ian Ross, che ha raggiunto la piena maturità musicale e che, ancora più importante, ha ben chiaro come tradurre le proprie intuizioni in fatti. La progressione del suono, udibilissima, non lascia spazio a molti dubbi in proposito..... "Strain", pienamente centrato nel suo tempo, rende anche inutile stilare un qualsivoglia elenco di merito, tanto elevata è la sua qualità complessiva; meglio quindi lasciare all'ascoltatore il piacere di sviscerare la tracklist, constatandone di persona compattezza e forza d'urto, micidiali armi che annichiliscono ogni velleità di resistenza, piegando le coscienze al nuovo virus Flesh Field. Ma qualcuno aveva davvero intenzione di resistere? |
| Quelli che qui troviamo sono dei ringiovaniti Flesh Field. Più arrabbiati, più duri e davvero molto più validi che mai. I due membri Ian e Wendy hanno composto delle canzoni veramente pesanti ricorrendo in maniera armonica all’uso di chitarre, di cambi di corda, di beat distorti e a volte persino qua è là di una melodia accattivante. I fan sia dell’EBM che di musica metal probabilmente troveranno qualcosa che gli piacerà su questa release e non è difficile ipotizzare che i Flesh Field verranno proposti in maniera preminente sui dance floor da club attraverso per esempio ‘The Collapse’, con le sue veloci linee di basso, le vocals femminili e con i suoi implacabili ritmi. In molte canzoni i Flesh Field riescono a cominciare con parti più lente e dominate da potenti strumenti a corda che successivamente si trasformano in furiosi show up-beat, e la produzione incisiva e la scorrevole programmazione sono un piacere a vedersi. Tuttavia, c’è un problema - con il song writing, visto che non ci sono molte canzoni che sembrano rimanere incollate nella testa. La composizione è spesso semplicistica, con appena alcuni cambiamenti di corda per creare la melodia. Ma nonostante questo, Strain è un album così stracolmo di energia che resistergli è futile. Tradotto da Melektro |
1. Uprising 2. Haven 3. Reflect the Enemy 4. The Eucharist 5. Recoil 6. Seethe 7. Voice of Dissent 8. Beneath Contempt 9. Amoeba 10. The Collapse 11. Epiphany 12. This Broken Dream Flesh Field web page: flesh-field.com |